
Una domanda che spesso mi faccio è: “come parlare di Dio nel nostro tempo?”. Come comunicare il Vangelo e la sua verità salvifica alle menti e ai cuori di uomini e donne di oggi? Gesù stesso, ci dicono gli Evangelisti, nell’annunciare il Regno di Dio si è interrogato su questo: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?» (Mc 4,30).
Come parlare di Dio oggi? La prima risposta è che noi possiamo parlare di Dio, perché Egli ha parlato con noi. La prima condizione del parlare di Dio è quindi l’ascolto di quanto ha detto Dio stesso. Dio ha parlato con noi! Dio non è quindi un'ipotesi lontana sull’origine del mondo; non è una intelligenza matematica molto lontana da noi.
Dio si interessa a noi, ci ama, è entrato personalmente nella realtà della nostra storia, si è auto - comunicato fino ad incarnarsi. Quindi, Dio è una realtà della nostra vita, ed è così grande che ha anche tempo per noi, si occupa di noi. In Gesù di Nazaret noi incontriamo il volto di Dio, che è sceso dal suo Cielo per immergersi nel mondo degli uomini, nel nostro mondo, ed insegnare l’«arte di vivere», la strada della felicità; per liberarci dal peccato e renderci figli di Dio.
Gesù è venuto per salvarci e mostrarci la vita buona del Vangelo. Parlare di Dio vuol dire anzitutto avere ben chiaro ciò che dobbiamo portare agli uomini e alle donne del nostro tempo: non un Dio astratto, un'ipotesi, un Dio che si riduce a delle cose da fare o regole da rispettare, ma un Dio concreto, un Dio che esiste, che è entrato nella storia ed è presente nella storia; il Dio di Gesù Cristo come risposta alla domanda fondamentale del perché e del come vivere.
Per questo, parlare di Dio richiede una familiarità con Gesù e il suo Vangelo, suppone una nostra personale e reale conoscenza di Dio e una forte passione per il suo progetto di salvezza, senza cedere alla tentazione del successo, ma seguendo il metodo di Dio stesso.
Il metodo di Dio è quello dell’umiltà – Dio si fa uno di noi – è il metodo realizzato nell’Incarnazione nella semplice casa di Nazaret e nella grotta di Betlemme o quello della parabola del granellino di senape. Occorre non temere l’umiltà dei piccoli passi nel sperimentare anche nuove modalità di annuncio e confidare nel lievito che penetra nella pasta e lentamente la fa crescere.
Nel parlare di Dio, nell’opera di evangelizzazione, sotto la guida dello Spirito Santo, è necessario un recupero di semplicità, un ritornare all’essenziale dell’annuncio: la Buona Notizia di un Dio che è reale e concreto, un Dio che si interessa di noi, un Dio-Amore che si fa vicino a noi e che si fa prossimo in Gesù Cristo fino alla Croce e che nella Risurrezione ci dona la speranza e ci apre ad una vita che non ha fine, la vita eterna, la vita vera.
Don Walter
Anche a nome di don Luciano, don Franco e don Cristoforo auguriamo a tutti voi un sereno e felice Natale vissuto nel dono della pace.



